Antonino Fiorentino, un bolognese d’adozione Campione del Mondo: “Tanto lavoro e un’emozione incredibile”

L’Italia è Campione del Mondo! Frase simbolo del 2006, quando Fabio Grosso segnò l’ultimo e decisivo rigore contro la Germania. In un’Italia sportiva che arranca, c’è un’Italia che festeggia e che qualche giorno fa ha potuto urlare per la prima volta “Campioni del Mondo”, battendo Canada e Stati Uniti. È la splendida nazionale azzurra di bowling, che ad Hong Kong, ha stravinto la medaglia d’oro dopo più di quarant’anni dall’ultima e unica medaglia tricolore nello sport simbolo dei Paesi oltreoceano.

Antonino Fiorentino, 22 anni, in azione durante la finale contro gli USA

Tra i campioni, Antonino Fiorentino, 22 anni e studente di Giurisprudenza presso l’Università di Bologna: uno studente fuori sede, che vive a Bologna da quasi 4 anni e che anche sotto le due Torri ha continuato a fare quello che più gli piace: “Il bowling a Bologna è uno sport molto attivo” dice Fiorentino “sono presenti ben tre Associazioni Sportive Dilettantistiche, con molti iscritti. Due di queste si allenano al bowling di Casalecchio e una a San Lazzaro. Io, prevalentemente, mi alleno nella struttura di San Lazzaro, essendo più vicina a casa, ma sono iscritto in un club di sede, di cui sono anche Presidente, a Salsomaggiore Terme. Il club è l’A.S.D. Delirium. A Bologna il bowling è praticato; il centro bowling di Casalecchio ospita numerose finali italiane e nel 2019 ospiterà anche i Campionati Europei Seniores (over 50).”

È anche grazie a Bologna, nel suo piccolo, che Antonino Fiorentino ha raggiunto il traguardo dei Mondiali: “È un’emozione incredibile. Non ci saremmo mai aspettati di fare un risultato del genere; nella precedente edizione a Las Vegas siamo arrivati ventiduesimi e quest’anno siamo partiti per migliorarci. Eravamo coscienti di aver lavorato molto sui nostri punti deboli e di aver fatto molte esperienze, quest’anno, in giro per l’Europa. Mai, però, ci saremmo aspettati di arrivare così in alto.” Italia che nel 1971 aveva vinto la prima e ultima medaglia nel bowling: “L’Italia ha avuto un passato glorioso negli anni ’70 ma poi è stata superata da nazioni con una programmazione più efficiente come, per esempio, le Nazionali del Nord Europa e quelle asiatiche. Questo Mondiale sicuramente ci dà grandissima speranza per il futuro, sia per attrarre risorse a livello interno sia per iniziare a competere, nel corso degli anni, con Nazionali che sono vere e proprie superpotenze nel bowling. Abbiamo una squadra di età media più bassa rispetto alle altre e questo ci aiuterà.”

Il sestetto azzurro composto da Nicola Pongolini, Pierpaolo De Filippi, Antonino Fiorentino, Marco Parapini, Erik Davolio, Marco Reviglio e coach Massimo Brandolini

Un Mondiale che, al di là del traguardo finale, aveva già dato segnali positivi: “All’inizio del Mondiale, nelle competizioni di singolo, doppio e tris, eravamo già andati oltre le nostre aspettative (tredicesimi nel doppio e decimi nel tris); a quel punto ci siamo resi conto di avere le nostre chance anche per la competizione regina del Mondiale, ovvero la competizione a squadre. Una volta iniziate le sei partite di qualificazione eravamo molto in alto in classifica e ci abbiamo creduto fino in fondo. C’è stato anche qualche momento di difficoltà: all’inizio della sesta ed ultima partita, eravamo settimi e per entrare nelle prime quattro è servita una rimonta incredibile.” Un sogno insperato, dunque, ma maturato nel tempo, senza dimenticare il tanto lavoro svolto per arrivare sul tetto del mondo. Uno sport di squadra, dove però l’allenamento non è uguale per tutti: “Gli allenamenti cambiano da giocatore a giocatore, in base a quello di cui uno ha più bisogno in quel momento particolare. Io normalmente faccio 7-8 partite per ogni sessione di allenamento, concentrandomi ogni volta su un aspetto del gioco differente. La difficoltà di questo sport non è di immediata comprensione: sulla pista viene applicato dell’olio che permette alla boccia di scivolare per buona parte della pista (pattern, che può variare dai 32 ai 50 piedi) per poi curvare; può cambiare però la quantità dell’olio e la sua distribuzione. A cambiare è anche la superficie della pista (lunga 60 piedi), che è diversa nei vari centri bowling. In base a queste varianti, i bowlers scelgono la linea di gioco da utilizzare, la boccia, il rilascio, la velocità.”

Campione del Mondo di bowling ma anche grandissimo appassionato di calcio e, tra uno strike e l’altro, non si fa mancare il Dall’Ara, per qualche partita casalinga del Bologna e anche per seguire i suoi “pupilli fantacalcistici”: “Il Bologna di quest’anno, a mio parere, è una squadra con delle importanti lacune tecniche; manca qualità nei reparti. Inoltre non ho apprezzato la scelta di concludere l’avventura con Donadoni sulla panchina rossoblù. Secondo me stava facendo un buon lavoro, mantenendo il Bologna comodamente in serie A. Con Inzaghi si è fatto un po’ un salto nel vuoto e ci sarà da sudare molto per salvarsi.”

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Redazione BOLaround

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