Il catoblepa rossoblu

Cosa hanno in comune il Bologna e un’antica creatura leggendaria? Procedere a testa bassa, senza accorgersi del burrone.

 

Il catoblèpa secondo gli antichi era un animale leggendario. Proprio il suo nome racchiude la caratteristica essenziale che lo ha reso celebre fino ai giorni nostri.  L’origine greca del nome la palesa κάτω, «giù», traslitterato «Cato»,  e βλέπω, «guardare», traslitterato «Blepo». Il nostro caro catoblepa è quindi un animale, riconducibile allo gnu, che è costretto a guardare in basso. Si dice a causa della pesantezza della propria testa che impedisce alle ossa e ai muscoli del collo di sollevarla.

Ora, vi starete chiedendo: “Cosa c’entra il riferimento a una bestia, peraltro immaginaria? Che BOLaround sia diventato un sito di zoologia?“. La risposta è: “Certo che no, ovviamente“. Il nostro caro vecchio catoblepa ha però tantissimo in comune con il Bologna del giorno d’oggi.

Per anni nelle cadenzate sessioni di mercato si sono portate avanti operazioni che depauperassero il valore tecnico della squadra. L’errore non sta però nel vendere i migliori giocatori, certo fa sempre un po’ male cedere il pezzo pregiato dell’argenteria di casa, bensì consiste nel non riuscire a sostituirlo degnamente. Se, come Fenucci ripete come una litania in ogni liturgica conferenza stampa, il Bologna non può permettersi di comprare giocatori pronti allora ci si aspetta almeno che quelle giovani scommesse o quei calciatori maturi da rilanciare possano sopperire al’uscita dei top. Per anni non è stato così, il tasso tecnico della squadra è andato via via calando. Nemmeno un intervento estivo sul mercato, seppur ancora enormemente e colpevolmente lacunoso, migliore comunque rispetto agli scellerati interventi precedenti  è riuscito a colmare la miseria tecnica.

Il Bologna come un onesto catoblepa continuava a procedere sereno a testa bassa per la propria strada, non accorgendosi di avvicinarsi pericolosamente al burrone. La creatura mitologica si accorge però del guaio solo quando viene a mancare la terra sotto le zampe. Il Bologna è in questa esatta situazione. I recettori rossoblu del pericolo, assopiti da mantra taumaturgici fino a quel momento come “Siamo in linea con gli obiettivi” o “Ad oggi saremmo salvi“, si sono finalmente attivati. Il segnale di allarme non è stato però l’orribile prestazione contro la Fiorentina, che peraltro ha portato un punto d’oro, bensì le vittorie di Udinese e Empoli che hanno trascinato il Bologna in piena zona retrocessione.

L’olifante è stato suonato. Sì, ma per l’assurdo dai nemici. Se il nostro caro catoblepa sembra avere un destino purtroppo segnato in fondo al burrone, il Bologna può ancora aggrapparsi a una radice di un albero piuttosto vicino. Per gli appassionati di botanica preciso il suo nome comune: Mercato Invernale. Il Bologna è ancora in tempo ad aggrapparsi a questo, a far leva su di esso per poi tornare a correre sulla stessa strada di prima (si spera in senso opposto). Se però il Bologna non avrà la prontezza di fare ciò allora sarà condannato alla fine del catoblepa.

Il Bologna, un perfetto esempio di catoblepismo.

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Pasquale Laffusa

Interessato sin da piccolo al calcio, esplode l‘amore per il Bologna con il campionato di B che porterà alla promozione. A 9 anni è subito abbonamento, da quel giorno lo rinnoverò orgogliosamente ogni anno a prescindere dalla squadra allestita. Cresciuto a pane, Lanna,Zenoni e Coelho da un paio di anni ho l’hobby della scrittura sul Bologna. Appassionato anche di calcio inglese e in particolare di Everton.

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