La concretezza della palla a spicchi, questa sconosciuta per il Bologna

Ci sono occasioni in cui si è molto belli, occasioni in cui si soffre e si incassano colpi e occasioni in cui è necessario essere concreti. Quello che fanno, in modi diversi, Virtus e Fortitudo in un weekend felice per entrambi.

La Fortitudo, ormai abituata a vincere, suona la settima, più difficile delle altre, se di difficile si può parlare. Come quando a scuola il più bravo sapeva “cavarsela” anche se non era preparatissimo così la Fortitudo (e Rosselli) portano a casa una partita concreta, che Gherardo Sabatini stava per scippare a Martino&Co. Ora una settimana per ricaricare le batterie, poi domenica a Montegranaro per provare a passare l’ennesima prova a pieni voti. Voti alti per Kravic e Aradori, sicuramente: 26 punti a testa consegnano due punti ad una Virtus tanto concreta quanto viva. Senza i muscoli di martin e la saggezza di capitan Qvale, Sacripanti mescola (bene) le sue carte contro la sua ex squadra, pescando tanto dalla panchina. Sorride la Virtus, già in palestra per un altro impegno di Champions domani con Strasburgo, consapevole di avere già abbastanza ingredienti per ultimare la ricetta della vittoria.

Proprio vittoria, una parola che sulle lavagne di Casteldebole non si legge da cinque giornate: per un motivo o per l’altro i tre punti non arrivano, anche quando sarebbero d’obbligo, contro una squadra quasi spacciata, con un allenatore dimissionario e con poca anima. E invece, per l’ennesima volta, la formazione è sbagliata, Orsolini la rimette in piedi e proprio quando ci si aspetta concretezza e spirito di ribalta, non arriva un sussulto che sia uno. Le spalle di Santander non sono abbastanza larghe, la vivacità di Orsolini non è abbastanza contagiosa e la pausa per la Nazionale può solo che alimentare dubbi e malumori. E pensare che poteva bastare un po’ di concretezza in più: Inzaghi citofoni a Martino e Sacripanti…

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Redazione BOLaround

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