I nodi vengono al pettine, ma non per tutti

Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine era la frase che forse i tifosi più “disfattisti” di Bologna e Virtus stavano ripetendo da qualche giorno e alla fine i nodi sono arrivati.

Bastano 13 minuti al Bologna per cadere nel baratro, dal 57’ al 70’, dall’1-0 all’1-2: due disattenzioni difensive e il gioco è fatto, senza sapere più reagire nonostante ci sia stata la miglior prestazione stagionale (parola di Inzaghi)? Lo stesso Inzaghi che qualcosa sbaglia, perché Palacio dopo un mese e mezzo di stop non può giocarle tutte, perché non basta chiudersi e ripartire in questa Serie A, perché il quintultimo posto in classifica non può fare contento l’allenatore, i giocatori e figuriamoci i tifosi. Ora una settimana difficile, con il ritorno agli allenamenti e il dovere di prepare bene, anzi benissimo, la prossima partita a Verona, la più importante della stagione. Si, proprio con il Chievo, ultimo a -1, la partita fondamentale per il proseguo della stagione, chi lo avrebbe mai detto.

Bastano pochi minuti anche alla Virtus per vedere nero, un secondo quarto da incubo e, anche qui, tanti nodi che vengono al pettine: leggeri, arrendevoli, impauriti e, come se non bastasse, infortunio per l’unico che in queste situazioni sa come fare. Piove anzi, diluvia sulla truppa bianconera e come al solito, nel bene o nel male, domani si è di nuovo in campo, Turchia, per cancellare questa “allerta meteo” troppo brutta per essere vera. Chi i nodi non ce li ha è la Fortitudo: questione di minuti anche qui, i 10 dell’ultimo quarto per ribaltare il tutto, senza dover andare neanche a cercare la parola sconfitta nel vocabolario. Se sugli spalti gli animi possono sembrare irrequieti (e da questo punto di vista la stagione sarà lunghissima) in campo non c’è un intoppo che sia uno e ormai sono 6/6. Tutto regolare, tutto felicemente normale, quasi troppo: ben venga la monotonia.

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Redazione BOLaround

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