ESCLUSIVA BOLAROUND- Alla scoperta dell’Ultimate Frisbee: intervista ai vice-campioni del mondo U24

L’Ultimate, noto ai più come “Ultimate Frisbee” è uno sport nato alla fine degli anni ’60 nei campus americani.

Oggi, ma già da qualche anno, si sta diffondendo anche in Italia e Bologna è certamente uno dei centri più importanti. Ai Mondiali U24 disputati a Perth, in Australia, dal 7 al 13 gennaio 2018, la Nazionale italiana ha vinto la medaglia d’argento cadendo soltanto in finale contro gli Stati Uniti. Nonostante la distanza e gli orari di gioco (molte partite sono state giocate mentre in Italia era piena notte) il grandissimo tifo e sostegno che c’è stato da parte di tutto il movimento italiano e non solo ha contribuito, assieme al risultato ottenuto sul campo, a destare un forte interesse attorno all’evento e verso questo sport.

Abbiamo intervistato Filippo Simonazzi e Riccardo Zanni, due dei ragazzi reduci dal Mondiale di Perth che ci hanno raccontato di questa esperienza appena vissuta e di questo sport in generale. In breve una loro breve presentazione:

23031708_1567136853370685_7827378874125744390_nFilippo Simonazzi, 21 anni, portatore della linea di difesa, gioca nei CUSB La Fotta; il suo Palmarès vanta: 1 argento agli europei U17, 1 argento agli europei U20, 4° posto ai mondiali U20, 2 campionati Italiani Serie A, 2 secondi posti in Champions League e 1 argento ai mondiali U24.

 

 

23519175_1579233062161064_8335885748434336965_nRiccardo Zanni, 20 anni, middle della linea d’attacco, gioca nei Red Bulls, nel suo Palmarès ci sono: 1 argento agli europei U20, 5° posto a mondiali U20, 1 oro agli europei U20 e 1 argento ai mondiali U24.

 

 

 

Benvenuti, partiamo proprio dalle basi: l’Ultimate Frisbee è uno sport abbastanza noto a Bologna tuttavia c’è sicuramente chi non lo conosce. Vi chiedo di descriverlo in poche parole.

F: E’ uno sport in cui non c’è l’arbitro e questa è la principale caratteristica che lo differenzia dagli altri sport. Quindi è auto-arbitrato. Un valore fondamentale è lo spirito del gioco, qualsiasi tipo di fallo o contestazione in teoria si risolve parlandone tra le persone coinvolte e, al massimo se non si trova un’accordo il disco torna indietro e si ricomincia l’azione. Poi è uno sport che unisce tecnica e atletismo.

R: L’obbiettivo è lanciare il disco in meta, non si cammina con il frisbee in mano, si gioca dai-e-vai o con lanci lunghi, non c’è contatto fisico anche se il proprio atletismo lo si mette in gioco e si hanno 10 secondi per lanciare il disco. C’è una linea d’ attacco che ha il disco in mano e una di difesa che deve intercettarlo. Si gioca 7 vs 7 in un campo lungo come quello da calcio e largo la metà.

Quanto dura una partita?

F: Dipende dai tornei, ad esempio ai mondiali dura 100 minuti oppure vince chi arriva prima ai 15 punti (È punto quando un giocatore dell’attacco riceve un passaggio del disco dentro l’area di meta avversaria).

Voi da quanto tempo giocate ad Ultimate Frisbee, quando avete iniziato?

F: Io ho iniziato quando ero in seconda media, quindi da circa 9 anni.

R: Per me è il quarto anno, ho iniziato in terza superiore. Ho iniziato a giocare nella squadra di Pippo (riferendosi a Filippo).

Veniamo adesso all’esperienza da cui siete reduci: i mondiali U24 a Perth, in Australia. Siete arrivati fino alla finale, immagino che sia stata una bella esperienza. Che esperienza è stata, cosa vi è piaciuto maggiormente?

F: E’ stato il primo mondiale U24 per entrambi, che è la categoria un po’ in mezzo tra i Junior U20 e la Nazionale maggiore. Tutti hanno più o meno la stessa età, tutti sono più o meno allo stesso livello fisico però hai già dell’esperienza, giochi ad un livello molto più alto rispetto a quando sei Junior perché appunto hai tanta esperienza alle spalle. Quindi diciamo che il livello medio era molto alto, noi sapevamo di poter fare bene e come gruppo nazionale eravamo uno dei più forti che ci sia mai stato in Italia; questo un po’ lo sapevamo e infatti quando abbiamo iniziato a perdere delle partite come contro la Germania e l’Inghilterra abbiamo avuto un calo psicologico, poi alla fine per fortuna, per bravura, non lo so, abbiamo dimostrato quanto valevamo veramente rischiando quasi di vincere. E’ stata un’esperienza incredibile, super divertente e siamo super orgogliosi anche di tutto il seguito dall’Italia e tutto l’interesse che abbiamo creato.

Ecco, a proposito di questo:a Bologna questo sport è abbastanza conosciuto, molti giocatori della nazionale che hanno giocato questo mondiale, come voi, sono proprio di Bologna. Nel resto d’Italia quanto è conosciuto? Ci sono altri luoghi dove è diffuso?

R: Non quanto a Bologna, però ci sono. Più a sud di Fano non c’è nulla, cioè ci sono poche squadre ma che non partecipano neanche ai campionati. Mentre Fano, Rimini, Brescia, Verona, Padova, Torino, Milano sono tutte città che hanno almeno una squadra. Alcune iniziano ad avere anche squadre Junior, ovvero di ragazzi della scuola media e alcune da quest’anno anche la squadra femminile. Però nessuna città è come Bologna, perché ha 5 squadre maschili che giocano in Serie A e moltissime squadre giovanili.

Avete parlato di squadre femminili. So che ci sono tornei mixed (donne e uomini giocano insieme), quest’ultimo mondiale era solo maschile?

F: C’erano tutte e tre le categorie: maschile, femminile e mixed. Noi abbiamo giocato solo maschile però in un futuro in cui l’Ultimate andrà verso le Olimpiadi, sarà sicuramente mixed. Adesso ci sono molti tornei e le categorie maschili sono ancora considerate le più importanti ma sempre meno rispetto agli anni scorsi. La finale maschile agli scorsi mondiali è stata quella vista da più persone, quest’anno non lo so però ho avuto l’impressione che si sia un po’ livellato come sport tra femminile e maschile misto. E in futuro, appunto,  probabilmente sarà quella mixed la categoria principale.

R: Anche perchè i World Games, che sono Giochi per gli sport non Olimpici, c’era il Frisbee ed era misto.

F: Sarebbe anche una grande innovazione, penso che alle Olimpiadi di sport mixed non ce ne sia nessuno, oltre al non avere l’arbitro. Sarebbe anche un modo per farsi riconoscere.

Per diventare sport Olimpico, dovrà essere inserito un arbitro secondo voi oppure non è detto?

F: Ci sono già delle figure che fanno da arbitro. In questo mondiale c’erano i Game Advisor, due figure che fanno da guardalinee (nel calcio sarebbero i guardalinee) che chiamano tutte le infrazioni. Ad esempio nel lancio iniziale non puoi superare una certa linea, la linea di meta, se lo fai chiamano fuorigioco oppure danno la loro opinione sulle chiamate. Se io e Richi (riferendosi a Riccardo) litighiamo perché lui pensa che io abbia fatto fallo uno dei due viene lì dicendo se per loro sia fallo o meno, poi tu puoi decidere.

R: Loro ti dicono come è la regola.  Se noi stiamo discutendo, loro ti chiedono cosa è successo e ti ripetono la regola “se pensi così succede questo, se non pensi così succede quest’altro”. Poi la loro opinione può essere presa in considerazione oppure no.

F: L’altra figura è quella dell’Observer, che ho visto per la prima volta in un torneo che ho fatto la scorsa estate in America, una specie di arbitro che ha lo stesso ruolo del Game Advisor però se c’è un fallo può essere chiamato, non interviene di sua spontanea volontà ma se viene chiamato decide lui. Così è utile, è una figura più decisiva e probabilmente si andrà verso questo tipo di soluzione.

Anche perché immagino una disputa mentre ti giochi una finale mondiale non penso sia proprio facilissimo mettersi d’accordo…

R: Succede, succede spessissimo.

F: Diciamo che in finale contro gli Stati Uniti non ci sono stati episodi particolarmente discutibili, a parte forse un’occasione, però nella partita contro la Germania, che abbiamo perso di 1, l’ultimo punto è durato mezz’ora ed è stato il punto più lungo che si sia mai visto nella storia dell’Ultimate perché loro ogni 2 secondi chiamavano un fallo e il gioco si bloccava in continuazione e così non è divertente. Ha i suoi lati positivi e negativi, come l’arbitro in tutti gli altri sport poi, può sbagliare.

Quella appena conclusa non è stata la vostra prima esperienza con le varie Nazionali, siete già da un po’ di tempo nel giro delle Nazionali giovanili. Quali sono state le esperienze più belle fin’ora fatte con la Nazionale?

R: Per me è stata la quarta Nazionale. Ho fatto 3 anni di Nazionale Junior, sono stato a Francoforte nel 2015, Wroclaw 2016 e nel 2017 in Olanda dove abbiamo vinto l’oro europeo con la nazionale U20, per la prima volta la Nazionale Junior maschile ha vinto l’oro.

Tu eri capitano giusto ?

R: Sì, la scorsa estate sì. Mentre questa è stata la prima volta con l’U24 e anche il mio primo torneo fuori dall’Europa.

F: Io di Nazionali ne ho fatte un tot. e ora non so dirti il numero. Le primissime Nazionali che ho fatto erano U17 ma il più grande di noi aveva probabilmente 15 anni e le prime due volte non abbiamo mai vinto una partita, perse tutte tipo 17-2, 17-3. Poi la prima volta che abbiamo vinto una medaglia è stata a Dublino 2012 dove siamo arrivati secondi all’Europeo U17, ed è stata la prima nostra medaglia di tante altre perché dopo siamo arrivati di nuovo secondi all’Europeo a Francoforte contro la Germania e quarti al Mondiale U20 a Lecco perdendo la finale per il 3° posto sempre contro la Germania. Infatti a questo Mondiale c’era un po’ questo astio con la Germania che proveniva da una serie di sconfitte dolorose in varie finali. La semifinale contro la Germania è stata la nostra grande rivincita, abbiamo vinto 15-7, una rullata pesa in cui abbiamo tirato fuori tutta la nostra carica agonistica e la tristezza repressa delle sconfitte precedenti. Devo dire che forse sapevamo un po’ tutti già prima che non l’avremmo mai persa, non si poteva dire ma in cuor nostro tutti sapevamo che quella partita non l’avremmo mai persa e infatti alla fine così è stato.

Vi faccio qualche altra domanda. Abbiamo detto che a Bologna l’Ultimate è conosciuto, in Italia dipende dalle zone, invece nel mondo, quali sono le nazioni più forti?

F: L’America vince qualsiasi cosa. In questo mondiale ha vinto 3 categorie su 3, gli ultimi mondiali delle Nazionali maggiori a Londra ha vinto 5 categorie su 5, quindi dicamo che è dominante. In ambito femminile e mixed non lo so ma in ambito maschile le altre nazionali forti sono il Canada sicuramente, il Giappone che è arrivato in finale ai Mondiali di Londra la scorsa estate, l’Australia e noi. In Europa sono Inghilterra, Germania, Italia e un po’ la Francia. Comunque gli americani sono indubbiamente due passi avanti a chiunque altro.

R: La differenza in Italia rispetto ad altri stati europei è che in altri paesi come in Inghilterra giocano anche alle scuole superiori a Frisbee, non so se ci siano dei College però so che giocano proprio con le scuole mentre qua invece no.

Si nota la differenza tra le Nazionali più forti, hanno un modo di giocare diverso?

F: Diciamo che ci sono due sistemi estremi. Quello degli americani che sono tutti selezionati e giocando in moltissimi possono selezionare chi lancia bene ed è anche fisicamente molto preparato, quindi sono tutti dei giganti che di base lanciano anche molto bene e poi hanno anche quello più piccolino che però lancia cento volte meglio degli altri. Loro hanno un sistema che è un po’ quello ripreso dai canadesi e dagli inglesi in cui sfruttano il loro atletismo e i loro lanci lunghi quasi per confondere; cioè (spero di aver capito bene) fanno aver paura che lancino lungo e invece giocano tutti i dischi verso, più corto e se invece marchi più vicino lanciano lungo e lo prendono perché di solito sono tutti più alti. Poi c’è il sistema opposto che è quello giapponese al quale un po’ ci ispiriamo noi, in cui si gioca un Frisbee più veloce, anche un po’ più disordinato con lanci più rischiosi dietro la schiena della gente avanzando di poco ma superando il difensore cosicché chi riceve abbia tutto il campo libero davanti. Molto sintetizzati ci sono questi due sistemi e noi ci ispiriamo a quello dei giapponesi se avessimo giocato contro gli Stati Uniti con il loro sistema non li avremmo mai tenuti e avrebbero vinto loro 15-8 o 15-9, invece abbiamo provato a fare il nostro gioco e finché le gambe hanno tenuto ha funzionato.

Voi comunque siete arrivati fino in finale, quali sono stai i vostri punti di forza che vi hanno permesso di arrivare fino a lì?

R: Secondo me la Germania. Il Mondiale è partito bene, siamo arrivati primi nel girone battendo il Giappone che non era proprio la favorita ma la terza al mondo U24. Eravamo carichi poi abbiamo perso con la Germania di 1 e questo ha aumentato il rancore che già c’era. La giornata dopo abbiamo perso contro Stati Uniti e Inghilterra giocando male con la testa che pensava ancora alla Germania e da lì abbiamo iniziato un nuovo torneo sapendo già che se tutto andava come doveva andare in semifinale avremmo incontrato i tedeschi. Quindi secondo me ognuno aveva l’obbiettivo di arrivare lì e prendersi la rivincita degli anni precedenti e del torneo. Quello era un’obbiettivo un po’ di tutti, poi dopo avendo vinto contro di loro c’era la finale davanti e lì ci siamo detti: “Già che ci siamo giochiamo come sappiamo fare e facciamogli vedere chi siamo”.

F: La nostra forza iniziale è che tutti sapevano di essere uno dei migliori collettivi che ci siano mai stati e avevamo un po’ l’obbiettivo, mai troppo dichiarato, di arrivare a medaglia che all’inizio era un sogno. Dopo appunto quella giornata di sconfitte siamo stati bravi come gruppo a reagire e sono stati bravi gli allenatori (Davide Morri e Andrea Temporin) che la sera ci hanno incitato e grazie a loro quella è stata una giornata di svolta.

L’ultima cosa che vi chiedo è se vi ha fatto piacere tutto il calore e il sostegno che avete ricevuto dall’Italia. A Bologna c’è stato molto tifo per voi, in tanti si sono svegliati di notte per vedervi, vi ha caricato questa cosa?

F: Per me un sacco, anche la notte prima che abbiamo giocato la semifinale allo stesso orario e abbiamo fatto una diretta Facebook, quando alla fine ci hanno detto che c’erano più di 100 persone a vedere una diretta Facebook che probabilmente si vedeva malissimo sul cellulare, non ci credevo. Ma anche in tutta Italia si sono un po’ trovati per guardare noi, a Rimini c’era un pub pieno, anche a Torino, che aveva un solo giocatore in Nazionale si sono alzati alle 3 di notte per vedere noi e non sapevano neanche chi fossimo di preciso ma comunque erano lì tutti insieme a tifare per noi. Per me è stato anche un po’ assurdo dire di vedere di notte una partita che probabilmente perderemo di brutto e non sarà neanche una gran partita, e invece si è rivelata una sfida bella e divertente anche per uno che non ne capisce troppo di Frisbee

R: A me non era mai capitato di sentire così tanta gente che faceva il tifo, sia dai numeri di Facebook o anche solo dai messaggi di tutti gli amici e i parenti che mi scrivevano imbocca al lupo, si alzavano di notte e ti guardavano non era mai successo. Poi ogni squadra la notte della finale si è trovata per vederla. Alcune squadre hanno affittato dei cinema e l’hanno proiettata. E’ stato davvero bello, poi finita la finale leggere tutti i messaggi è stato figo.

Ultimissima domanda, forse banale: Qual è la cosa che vi piace di più di questo sport, quella che vi fa continuare e ve lo fa amare?

R: Il contesto che c’è dietro. In generale che sia un sport povero, spartano, di soldi non ce ne sono e ti organizzi un po’ tutto tu. Poi il fatto che non ci sia l’arbitro; una cosa difficile che io noto sempre è quella di giocare ad alto livello e pensare sia alla partita ma allo stesso tempo anche ad arbitrarti, quindi devi comunque, mentre stai giocando, sapere quello che fanno i tuoi compagni o l’avversario perché sei comunque un giudice.  Inoltre, nonostante non ci sia l’arbitro e non ci sia il contatto fisico non si perdono l’agonismo e la fisicità, c’è molta lotta. Poi a me lanciare il frisbee dà molta soddisfazione, come Pirlo che lancia su Pippo Inzaghi, è molto più bello che fare gol, e il frisbee un po’ ci assomiglia, magari è anche più facile perché è fatto apposta per quello.

F: Mi piace molto l’ultima cosa che hai detto (riferendosi a Riccardo), mentre gioco mi immagino mille lanci che posso fare che nella mia testa sono tutti bellissimi, poi nella pratica alcuni sono davvero belli altri, spesso, un po’ meno. Ogni volta che ho il disco in mano ci sono un ventaglio di possibilità che mi gasano. Poi, avendo iniziato da un sacco ed essendo un sport relativamente poco espanso, mi piace che si conosca un po’ tutto il giro, la gente sia sempre quella e si sia tutti amici, ad ogni torneo oltre a giocare ti diverti, fai balotta. Poi, un po’ banalmente, è uno sport in cui sono bravo, vinciamo, vado a fare tornei internazionali contro le squadre migliori del mondo è una buona motivazione.

Ringraziamo Riccardo Zanni e Filippo Simonazzi per la loro disponibilità ed imbocca al lupo per i prossimi impegni, a loro e a tutto il movimento bolognese e italiano.

 

(Immagini dalla pagina Facebook Nazionale Italiana Maschile di Ultimate Frisbee)

 

 

 

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Eugenio Fontana

Appassionato di storie sportive e tifoso rossoblu dal '95. La prima volta che sono andato allo stadio ho visto una partita di Coppa Intertoto: Bologna-National Bucaresti 2-0. Speaker radiofonico a radio1909